Le prime 21 parlamentari: troppo coraggiose, oneste e di successo: da rispedire a casa.

Tra i 556 parlamentari che scrissero la Costituzione Italiana c’erano 21 donne. Persone perlopiù dimenticate o ricordate in modo controverso: le uniche conosciute sono Nilde Iotti e Lina Merlin che, per motivi anche ingiusti, non sono da tutti apprezzate, perdendo quindi la possibilità di venir riconosciute come modelli.

La storia di queste 21 pioniere la possiamo leggere nell’opera “Le madri della Costituzione” di Eliana Di Caro.

Dalla lettura scopriremo come la collaborazione tra le 21 fosse all’ordine del giorno, anche se quelle donne appartenevano a schieramenti opposti. Le leggi da loro proposte erano utili e valide, e il loro impegno era concreto e tangibile. Queste donne erano quasi tutte laureate, anche le meno abbienti, e molte di loro amavano l’insegnamento, la professione a cui spesso tornarono dopo l’impegno politico. Per la maggior parte di esse, la politica fu una parentesi e un impegno civico molto importante, di cui però poche si vantarono.

Tutte erano molto preparate, intelligenti e dalle menti brillanti, come Angela Gotelli, che saltò la prima e la quinta elementare, si laureò a 21 anni in Lettere Classiche e traduceva in simultanea dal latino all’italiano.

Dalla lettura vedremo anche che quelli che possiamo chiamare “mostri sacri” della nostra politica spesso si comportarono in modo ignobile con le colleghe di lavoro e le compagne di vita.

Tra i comportamenti ignobili citiamo l’obbligo di abortire – una pratica che all’epoca era peraltro illegale. Questa violenta imposizione venne in un caso subìta, mentre in un altro non fu possibile imporla a causa del rifiuto della persona interessata. Altri esempi di comportamenti inaccettabili furono ad esempio quello di cacciare la collega di partito per paura di vedersi portar via il posto, e soprattutto di cacciare un’altra parlamentare perché aveva denunciato la firma falsa del marito, nonché compagno di partito.

Delle 21, cinque fecero parte attiva della Commissione dei 75, istituita il 15 luglio 1946 con il compito di redigere la Carta Costituzionale da sottoporre all’Assemblea: si trattava di Maria Agamben Federici, Angela Gotelli, Leonilde (Nilde) Iotti, Angelina (Lina) Merlin e Teresa Noce. Già da qui capiamo che le “più importanti”, almeno sulla carta, non sono solo le due più note, ovvero Iotti e Merlin, ma che ce ne furono almeno altre 3.

Tra le tre “meno famose” di questo quintetto figura la già citata Angela Gotelli (Democrazia Cristiana), famosa anche per il coraggio e le capacità di trattare. Di lei infatti scopriamo che nel luglio del 1944 trattò con i tedeschi uno scambio di civili, in un’azione nota come il salvataggio di Montegroppo sull’Appennino. In questo modo riuscì ad evitare rappresaglie naziste contro la popolazione (Cfr. p. 17). Da parlamentare, propose numerose leggi sull’assistenza, la scuola e la cura del territorio ligure. Nel 1952 si spese per il riconoscimento di un ordine professionale delle infermiere e delle assistenti sanitarie. Nel 1957 fu la prima firmataria di una legge per il riordino dei patronati scolastici, che si occupavano dell’obbligo scolastico. E ovviamente si spese sempre per il riconoscimento dei diritti delle donne.

Teresa Noce (Partito comunista) dovette lavorare duramente sin da bambina e visse in prima persona le rivendicazioni dei lavoratori, prese parte agli scioperi e – vista l’epoca – ne subì le conseguenze del licenziamento. Fu compagna di vita del ben più noto Luigi Longo. Insieme lasciarono l’Italia nel 1926. Teresa frequentò la Scuola internazionale leninista in francese, lingua che imparò in sole due settimane! Diverse volte fu arrestata e torturata a causa delle missioni che portata avanti con il nome in codice di Estella. La vita dura e il carcere la portarono a non tollerare alcuni accordi politici, tanto che il 25 marzo 1947, quando votarono l’art. 7 che inseriva nella Carta Costituzionale i Patti Lateranensi, si astenne senza seguire Togliatti. (Cfr. p. 54)

Nel 1953 Teresa protestò contro il marito Luigi Longo, perché questi aveva falsificato la firma della moglie in una richiesta di annullamento del matrimonio fatta a San Marino. (Cfr. p. 56) Teresa quindi manifestò il suo dissenso e per questa più che lecita protesta nel 1954 le impedirono di partecipare alle riunioni della direzione. Il suo nome non fu più riproposto. In altre parole, per Togliatti era inaccettabile che la compagna di partito si lamentasse del fatto che il marito e compagno di partito Luigi Longo ne avesse falsificato la firma per ottenere un annullamento di matrimonio di cui lei non era a conoscenza!

Una donna che aveva militato nella Resistenza, era stata torturata, aveva studiato in Russia ed era una scioperante della prima ora, fu punita dai vertici del Partito Comunista. Forse perché era troppo in gamba o perché aveva insistito per entrare nella Commissione dei 75 dicendo “Altrimenti magari ci mettono qualcuno di quei soliti intellettuali che combinano poco”?(Cfr. p. 53)

Parlando delle altre 16, scopriamo che alcune parlamentari furono arrestate prima di entrare in Parlamento, come Adele Bei, condannata a 18 anni per lotta antifascista.

E come Teresa Noce, anche Bianca Bianchi (socialista), laureata in Lettere, fu spesso estromessa: il congresso provinciale dei socialisti l’aveva indicata come capolista ma, da Roma, le preferirono Sandro Pertini. Il 2 giugno 1946 le idee di Bianca Bianchi furono preferite a quelle di Pertini tanto da ottenere il doppio dei voti. (Cfr. Pp. 75-76). Non la ricandidarono più e così Bianca tornò ad insegnare.

Invece Laura Bianchini (dc) nel 1953 non venne ricandidata per colpa dello scontro tra De Gasperi e Giuseppe Dossetti, il coinquilino di Laura. (Cfr. p. 85). Anche lei tornò ad insegnare.

All’interno della Dc, uno scontro con Amintore Fanfani portò all’uscita di scena di Filomena Delli Castelli, laureata grazie ad una borsa di studio, nonché ottima e molto apprezzata oratrice. Non fu mai più ricandidata. (Cfr. p. 103) E tutto ciò anche se quando parlava nelle piazze in Abruzzo le donne uscivano per ascoltarla, a differenza di quanto accadeva in occasione delle arringhe degli uomini.

Oltre a cacciare le colleghe parlamentari, si cercava anche di imporre decisioni come quella di abortire. Togliatti chiese a Teresa Mattei (Pci) di abortire e perdere quindi il figlio che aspettava da Sanguinetti, ma lei si rifiutò. (Cfr. p. 127) Nilde Iotti invece si sottomise al volere del compagno di partito e di vita, e abortì. Teresa Mattei, a causa della sua autonomia, non corse alle elezioni del 1948, e nel 1955, per la sua richiesta di denunciare i crimini di Berija, venne radiata per dissenso politico. (Cfr. p. 127)

Le parlamentari si distinsero anche nella vita privata per l’aiuto agli altri. Un esempio fu Elisabetta Conci (Dc) che utilizzò tutte le sue entrate per mantenere alcuni ragazzi privi di mezzi e che vivevano in una sua casa di Trento, accuditi da una collaboratrice. Uno di questi bambini divenne il direttore delle voci bianche del Teatro alla Scala.

Non è meno interessante Elettra Pollastrini (Pci), proveniente da una famiglia con limitate risorse economiche, la quale trascorse una parte dell’infanzia in orfanotrofio. Diplomata alla Scuola tecnica, alla morte del padre nel 1923, emigrò in Francia e lavorò come perforatrice alla Renault. Aderì agli scioperi e venne licenziata. Nel 1930 trovò lavoro come correttrice d’italiano.

In Francia conobbe esuli del Pci come Teresa Noce. Internata diverse volte in campi femminili in Francia, Italia e Germania, alla fine approdò in politica.

Il 15 luglio 1948 a Roma partecipò ad uno sciopero e, nonostante fosse una deputata, subì violenze fisiche venendo bastonata come gli altri manifestanti. (Cfr. p. 167)

Da ricordare anche l’impegno di Maria Maddalena Rossi, laureata in Chimica nel 1929; arrestata nel 1942, grazie ad un’amnistia si trasferì a Zurigo dove lavorò all’Università. In Parlamento nel 1952 si interessò alla questione delle “marocchinate”, ovvero le donne stuprate dai soldati marocchini dell’esercito alleato francese nel 1944. Un tema ritenuto scabroso e scomodo da discutere anche in Parlamento (p. 176).

Infine una figura molto particolare fu quella di Ottavia Penna Buscemi (Fronte dell’Uomo Qualunque) monarchica ed aristocratica. Moglie e madre, nel 1943 si interessò di questioni sociali e di notte distribuiva viveri alle persone indigenti. (Cfr. p. 158). S’inventò anche “La città dei ragazzi”, utilizzando dei capannoni per ospitare i bambini abbandonati che poi venivano formati e istruiti. (P. 158)

Accettata la proposta di Guglielmo Giannini, fondatore del movimento antipolitico e populista, Ottavia viene eletta come figura politica indipendente.

Al docente universitario Arturo Codignola, impegnato nella stesura di un libro, disse: “Non sono laureata, non ho titoli accademici, né onorificenze, né decorazioni, sono profondamente italiana e mi trovo alla Costituente (come un pesce fuori d’acqua) unicamente per amore di Patria, per combattere coraggiosamente e lealmente insieme a tutti i diversi professionisti politici che ambiscono alla medaglietta per i loro tornaconti personali”. (Cfr. p. 159).

Le figlie la ricordano dire di essere come Santa Chiara di Napoli, poiché diceva tutto quello che pensava con chiarezza e senza scendere a compromessi. (Cfr. p. 161)

Le ultime di cui per ora non abbiamo approfondito la conoscenza, ma che incontriamo nell’opera, sono: Vittoria Titomanlio (Dc) diplomata maestra; Maria de Unterrichter Jervolino (Dc) laureata in Lettere e madre di Rosa Russo Jervolino; Nadia Gallico Spano (Pci); Angela Maria Guidi Cingolani (Dc), laureata in lingue; Maria Nicotra Verzotto (Dc); Angiola Minella, appartenente al partito comunista e infine Rita Montagnana, comunista e moglie di Togliatti. Una donna molto in gamba ma che fu emarginata a causa della nuova relazione di Togliatti con Iotti.

La figura di Ottavia Penna Buscemi è emblematica e rappresentativa, proprio perché era diversa da tutti: indipendente e monarchica, contro le etichette.

Era antipolitica, si impegnava in prima persona e non scendeva a compromessi. Come la maggior parte delle sue colleghe, non temeva di dire la verità o di fare la cosa giusta, anche andando contro gli interessi personali. E questo era inaccettabile. Come tutte le parlamentari allontanate proprio perché brave, oneste e amate.